Longevità: l’aspettativa di vita sta rallentando? Cosa dice un recente studio pubblicato su PNAS

Per molti decenni l’idea dominante nella medicina e nella ricerca è stata semplice: con il progresso scientifico l’aspettativa di vita continuerà ad aumentare.

Durante il XX secolo questo scenario si è effettivamente verificato. Vaccini, antibiotici, miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e progressi nella prevenzione e nella cura delle malattie cardiovascolari hanno portato a un aumento straordinario della durata media della vita nei paesi industrializzati. Negli ultimi anni, però, diversi ricercatori hanno iniziato a osservare un fenomeno inatteso: la crescita della longevità sembra rallentare.

Un recente studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha analizzato questo fenomeno su larga scala, cercando di capire se l’aumento dell’aspettativa di vita stia davvero perdendo slancio nelle società moderne.


Il lavoro, condotto da José Manuel Aburto, Carlo Giovanni Camarda e Héctor Pifarré i Arolas, ha studiato l’andamento della mortalità nelle diverse coorti di nascita, cioè gruppi di persone nate nello stesso periodo storico. Questo approccio consente di capire se alcune generazioni presentano pattern di salute diversi rispetto alle precedenti. L’obiettivo era valutare se il progresso nella longevità osservato nel XX secolo stia continuando con lo stesso ritmo.

Durante gran parte del Novecento la longevità cresceva rapidamente. In media si guadagnavano circa 5–6 mesi di vita per ogni generazione. Secondo l’analisi pubblicata su PNAS, per le generazioni nate dopo la fine degli anni Trenta il ritmo di crescita è circa dimezzato, con un aumento medio di circa 2,5–3,5 mesi per generazione. Questo significa che la durata della vita continua ad aumentare, ma molto più lentamente rispetto al passato

Perché la longevità rallenta?

Lo studio evidenzia diversi fattori che potrebbero contribuire alla stagnazione dell’aspettativa di vita osservata negli ultimi anni. Tra i fenomeni più rilevanti emergono:

1. Rallentamento dei progressi contro le malattie cardiovascolari
Per molti decenni la riduzione della mortalità cardiovascolare è stata uno dei principali motori dell’aumento della longevità. Negli ultimi anni, tuttavia, il miglioramento sembra essersi ridotto o stabilizzato.

2. Alcuni tumori in aumento nelle generazioni più giovani
In particolare si osservano segnali di incremento per alcuni tumori gastrointestinali, come il tumore del colon-retto.

3. Cause di morte legate a fattori psicosociali
Negli Stati Uniti, ma non solo, stanno aumentando alcune cause di morte definite “deaths of despair” che noi definiremmo dinamiche psico sociali, tra cui: overdose da oppioidi suicidi mortalità correlata all’alcol.

Questi fattori contribuiscono a rallentare il miglioramento dell’aspettativa di vita osservato nei decenni precedenti. Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che la longevità non dipende esclusivamente dai progressi della medicina. La salute delle popolazioni è il risultato dell’interazione tra diversi fattori: alimentazione, attività fisica, ambiente, condizioni socioeconomiche, accesso ai sistemi sanitari. Per questo motivo l’aumento della durata della vita non può essere dato per scontato, anche in presenza di grandi progressi tecnologici. 

Il futuro della longevità

Il messaggio centrale dello studio è che l’aumento dell’aspettativa di vita non è un processo automatico. I progressi straordinari osservati nel XX secolo sono stati il risultato di profondi cambiamenti nella medicina, nelle condizioni di vita e nella prevenzione delle malattie.

Secondo gli autori  è possibile che le generazioni nate nella seconda metà del XX secolo non sperimentino gli stessi guadagni di longevità delle generazioni precedenti. Questo non significa che la medicina abbia raggiunto i propri limiti, ma che la salute delle popolazioni dipende da un equilibrio complesso tra innovazione scientifica, prevenzione e contesto sociale. In altre parole, vivere più a lungo non è soltanto una questione di nuove terapie. Dipende anche dalle scelte collettive che riguardano alimentazione, stile di vita, ambiente e organizzazione della società. 


Link allo studio su PNAS

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