Un recente articolo pubblicato su Trends in Neurosciences (Cell Press) commenta i risultati di uno studio pubblicato su Nature Communications che ha analizzato gli effetti della seconda gravidanza sul cervello. Fino a oggi la maggior parte delle ricerche si era concentrata esclusivamente sulla prima gestazione, mentre questo nuovo lavoro dimostra che anche una seconda gravidanza induce importanti modificazioni della struttura cerebrale. La maternità, quindi, non rappresenta un evento isolato, ma un processo dinamico che accompagna ogni nuova esperienza di gravidanza e che potrebbe contribuire alla salute del cervello nel lungo periodo.
Gli autori introducono il concetto di matrescenza, termine con cui si definisce il complesso percorso di trasformazione che accompagna il diventare madre, la gravidanza modifica il cervello, gli equilibri ormonali, il comportamento, la percezione di sé e il modo in cui una donna si relaziona con il mondo e con il proprio bambino.
Per comprendere cosa accada durante una seconda gravidanza, i ricercatori hanno confrontato donne alla prima gravidanza, donne alla seconda gravidanza e un gruppo di controllo costituito da donne non gravide. Tutte le partecipanti sono state sottoposte a risonanza magnetica cerebrale prima della gravidanza e nuovamente dopo il parto, permettendo di osservare direttamente le modificazioni strutturali del cervello.
Il risultato più evidente riguarda la sostanza grigia, cioè la componente del cervello che contiene la maggior parte dei corpi cellulari dei neuroni. Nelle donne alla prima gravidanza il volume della sostanza grigia si è ridotto mediamente del 3,1%, mentre nelle donne alla seconda gravidanza la riduzione è stata del 2,8%. Si tratta di variazioni molto simili, che dimostrano come anche una seconda maternità rappresenti un potente stimolo di neuroplasticità.
A prima vista questi risultati potrebbero apparire preoccupanti. Una riduzione della sostanza grigia viene infatti spesso associata all'invecchiamento cerebrale o a diverse patologie neurologiche. Nel normale processo di invecchiamento, ad esempio, il cervello perde mediamente tra lo 0,5 e l'1% di sostanza grigia ogni anno. Osservare una riduzione di circa il 3% nel corso di una gravidanza potrebbe quindi far pensare a un fenomeno negativo.
In realtà l'interpretazione è molto diversa. Le moderne tecniche di risonanza magnetica non indicano necessariamente una perdita di neuroni. Secondo gli autori, questi cambiamenti riflettono con maggiore probabilità una profonda riorganizzazione delle connessioni nervose. Il cervello elimina circuiti meno efficienti e rafforza quelli più utili, diventando più specializzato nel rispondere alle nuove esigenze della maternità. Si tratta di un fenomeno di neuroplasticità.
Lo studio offre anche un dato particolarmente interessante dal punto di vista clinico. Le donne che presentavano modificazioni cerebrali più marcate mostravano generalmente un migliore adattamento al nuovo ruolo materno, con una relazione più positiva con il neonato e una maggiore predisposizione ai comportamenti di cura. Al contrario, cambiamenti meno evidenti risultavano associati a un benessere psicologico inferiore. Sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare questi risultati, l'ipotesi è che il rimodellamento cerebrale rappresenti un normale processo di adattamento biologico e non un segno di danno.
L'aspetto forse più affascinante riguarda però gli effetti a lungo termine della maternità. Negli ultimi anni diversi studi hanno osservato che le donne con uno o più figli presentano, durante l'età avanzata, caratteristiche cerebrali compatibili con una maggiore resilienza all'invecchiamento. Alcune ricerche hanno evidenziato una migliore connettività funzionale tra diverse aree del cervello, una maggiore riserva cognitiva e minori segni di deterioramento strutturale rispetto alle donne che non hanno avuto figli. Sebbene i meccanismi non siano ancora completamente compresi, gli autori ipotizzano che la gravidanza e l'esperienza della maternità possano rappresentare una sorta di allenamento biologico capace di rendere il cervello più adattabile nel corso della vita.
Naturalmente questi dati non significano che avere figli protegga automaticamente dalle malattie neurodegenerative. La salute cerebrale dipende da numerosi fattori. Tuttavia queste nuove evidenze aprono prospettive, interessanti per comprendere i meccanismi della neuroplasticità e individuare nuove strategie per promuovere un invecchiamento cerebrale sano, uno degli obiettivi principali della medicina della longevità.
Comprendere questi processi significa fare un passo avanti nella conoscenza della fisiologia del cervello femminile e aprire nuove prospettive per la medicina della longevità, disciplina sempre più orientata a comprendere come preservare la salute del cervello durante tutto l'arco della vita.
Riferimenti bibliografici
