Meno proteine per vivere più a lungo? Cosa ci insegna la nuova review pubblicata da Cell

 



Una recente review pubblicata su Cell da Bailey A. Knopf e Dudley W. Lamming riassume centinaia di studi sperimentali e clinici dedicati alla restrizione proteica e alla restrizione di specifici amminoacidi, proponendo un nuovo modello per comprendere il rapporto tra alimentazione e longevità.

Essendo una review, non presenta un nuovo esperimento, ma analizza criticamente le migliori evidenze disponibili.

Il messaggio più interessante è che probabilmente non conta soltanto quante proteine assumiamo, ma anche quali. Gli autori mostrano come la riduzione di alcuni amminoacidi essenziali, in particolare metionina, isoleucina e valina, sia in grado di riprodurre molti dei benefici osservati con la restrizione proteica complessiva.

Negli animali da laboratorio questi interventi migliorano il metabolismo, aumentano la sensibilità all'insulina, riducono il grasso corporeo, limitano l'infiammazione cronica e, in molti modelli sperimentali, prolungano sia la durata della vita sia gli anni vissuti in buona salute.

Uno dei protagonisti di questa risposta biologica è un ormone chiamato FGF21. Quando l'organismo percepisce una riduzione della disponibilità di proteine o di alcuni amminoacidi, il fegato aumenta la produzione di FGF21, una molecola che induce un profondo adattamento metabolico. L'organismo aumenta il consumo energetico, migliora la sensibilità all'insulina, utilizza in modo più efficiente i grassi come fonte di energia e attiva una serie di programmi cellulari che sembrano favorire il mantenimento della salute nel tempo.

Parallelamente si osserva una riduzione dell'attività di mTOR, una delle principali vie di segnalazione che promuovono crescita cellulare e sintesi proteica quando il cibo è abbondante. Una sua attivazione cronica è oggi considerata uno dei fattori coinvolti nell'invecchiamento biologico. Ridurne periodicamente l'attività permette invece di riattivare processi di manutenzione cellulare, come l'autofagia, attraverso i quali le cellule eliminano componenti danneggiati e migliorano la propria efficienza.

Gli autori descrivono inoltre come la restrizione proteica possa ridurre la senescenza cellulare, migliorare la funzione mitocondriale e influenzare favorevolmente alcuni meccanismi epigenetici, cioè quei sistemi che regolano l'espressione dei geni senza modificare il DNA. Tutti questi processi rappresentano oggi alcuni degli Hallmarks of aging.

Naturalmente gli stessi autori invitano alla prudenza. Inoltre una riduzione indiscriminata delle proteine non è appropriata per tutti: bambini, donne in gravidanza, persone malnutrite, soggetti in recupero da malattie o interventi chirurgici e molti anziani fragili possono avere esigenze completamente diverse.

È quindi importante evitare un messaggio semplicistico. Il punto non è che "le proteine fanno male" o che debbano essere eliminate dalla dieta. Al contrario, le proteine restano nutrienti fondamentali.

La riflessione più interessante riguarda piuttosto la nostra storia evolutiva. Per centinaia di migliaia di anni la specie umana non ha vissuto in un ambiente caratterizzato da un'abbondanza continua di cibo. I nostri antenati alternavano naturalmente periodi di abbondanza a periodi di scarsità, restrizione alimentare e vere e proprie carestie. La nostra fisiologia si è evoluta proprio all'interno di questa alternanza.

mtor-longevità

Come ho spiegato nel libro Medicina della longevità, il problema della società moderna non è tanto l'assunzione di proteine in sé, quanto la perdita di questi cicli fisiologici di restrizione. Oggi viviamo in una condizione di continua disponibilità di nutrienti che mantiene costantemente attive le vie della crescita, mentre sempre più evidenze suggeriscono che l'attivazione periodica dei programmi biologici legati alla scarsità rappresenti uno dei più potenti stimoli per preservare la salute e rallentare l'invecchiamento.

La medicina della longevità non propone quindi un'alimentazione povera di proteine per tutta la vita, ma invita a recuperare, in modo scientificamente controllato e personalizzato, quei segnali metabolici che hanno accompagnato l'evoluzione della nostra specie. È probabilmente in questo equilibrio tra nutrizione e restrizione, tra crescita e riparazione, che si nasconde una delle chiavi più promettenti per un invecchiamento sano.

Review Cell Press Journal


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