Il microbiota intestinale è oggi uno degli aspetti più studiati dell'invecchiamento. Nel mio libro Medicina della longevità ho dedicato spazio proprio a questo tema, perché il microbiota è considerato uno dei sistemi biologici profondamente coinvolti nei processi dell'invecchiamento e uno degli ambiti più interessanti della ricerca sui cosiddetti hallmarks of aging.
Uno degli studi più interessanti è stato pubblicato nel 2021 su Nature da Yuko Sato, Koji Atarashi, Damian R. Plichta e colleghi, con il titolo “Novel bile acid biosynthetic pathways are enriched in the microbiome of centenarians”.
Ma cosa distingue il microbiota dei centenari?
Gli autori hanno osservato una caratteristica particolare: nei soggetti centenari erano maggiormente rappresentati batteri dotati di specifiche vie metaboliche per la trasformazione degli acidi biliari, capaci di produrre molecole che non risultavano altrettanto caratteristiche dei soggetti più giovani.
Tra queste molecole c'è l'isoalloLCA, un acido biliare secondario prodotto da alcuni batteri intestinali. Gli autori hanno isolato questi microrganismi e dimostrato sperimentalmente che l'isoalloLCA possiede un'attività antimicrobica nei confronti di alcuni batteri patogeni, tra cui Clostridioides difficile ed Enterococcus faecium.
Ed è qui che lo studio diventa particolarmente interessante. Il microbiota dei centenari non sembra quindi essere soltanto una diversa combinazione di specie batteriche, ma può avere caratteristiche funzionali differenti: alcuni dei suoi componenti producono metaboliti capaci di modificare l'ambiente intestinale e ostacolare la crescita di determinati patogeni.
Non significa che questi batteri siano la causa della longevità. Lo studio non può dimostrarlo. Ma introduce un concetto importante: forse, più che cercare “quali batteri hanno i centenari”, dobbiamo chiederci quali funzioni biologiche il loro microbiota è in grado di svolgere.
La domanda, quindi, non dovrebbe essere semplicemente: “Quale probiotico contiene il batterio dei centenari?” La domanda più interessante è un'altra: quali condizioni permettono al nostro microbiota di sviluppare e mantenere funzioni metaboliche favorevoli? Non si tratta soltanto di avere determinate specie batteriche, ma di creare le condizioni.
Lo studio non permette di prescrivere un alimento o un probiotico capace di aumentare selettivamente i batteri produttori di isoalloLCA.
Ma sappiamo già quali condizioni, in generale, tendono a sostenere un microbiota più ricco e metabolicamente attivo: una dieta variata, ricca di alimenti vegetali e di fibre, un adeguato apporto di polifenoli, la presenza di legumi, cereali integrali, frutta e verdura e una limitazione dell'eccesso di alimenti ultraprocessati. Anche l'attività fisica e l'assenza di un uso non necessario di antibiotici contribuiscono a preservare l'ecosistema intestinale.
È questo, probabilmente, il modo più corretto di interpretare oggi la ricerca sul microbiota e sulla longevità. Non abbiamo ancora il “microbiota dei centenari” da trasferire o da acquistare in capsule. Abbiamo però una crescente evidenza che ciò che conta non è soltanto quali microrganismi abitano il nostro intestino, ma quali funzioni riescono a svolgere.
Fonte : Nature
