Un cuore può ringiovanire se trapiantato in un corpo giovane

 


L'età biologica di un organo è davvero legata soltanto all'età del suo proprietario? Una nuova ricerca sui trapianti di cuore riapre una domanda affascinante: quanto l'ambiente biologico nel quale vivono le nostre cellule può influenzare il loro processo di invecchiamento?

Un articolo pubblicato da Nature il 28 settembre 2026 racconta i risultati di uno studio condotto da Jesse Poganik e colleghi, nel quale sono stati analizzati cuori trapiantati sia in modelli animali sia nell'essere umano. È importante precisare che si tratta di risultati ancora preliminari: lo studio originale è stato pubblicato su bioRxiv come preprint e non ha ancora ricevuto la revisione tra pari (peer review).

Dai topi all'uomo: il ruolo dell'ambiente biologico

L'idea alla base di questa ricerca non nasce oggi.

Già alcuni studi condotti sui topi avevano mostrato che modificare l'ambiente biologico nel quale vive un animale può influenzare alcuni meccanismi associati all'invecchiamento. Uno degli esperimenti più interessanti è la parabiosi, una tecnica nella quale due animali vengono collegati chirurgicamente in modo da condividere parte della loro circolazione sanguigna. Studi precedenti avevano evidenziato che la condivisione della circolazione tra animali giovani e anziani può modificare alcuni processi legati all'età biologica, compresi cambiamenti a livello epigenetico, come se ringiovanissero.

In altre parole, il sangue non trasporta soltanto ossigeno e nutrienti: contiene una grande quantità di segnali biologici e fattori di crescita, capaci di comunicare con i tessuti. La domanda successiva è stata quindi molto interessante: che cosa succede a un organo quando viene trasferito dal corpo di una persona a quello di un'altra, soprattutto quando donatore e ricevente hanno età molto diverse?

Il cuore del donatore può assumere l'età biologica del ricevente?

I ricercatori hanno studiato cuori trapiantati in topi di età diversa.

Sono stati utilizzati cuori provenienti da animali giovani, di mezza età e anziani, successivamente trapiantati in animali appartenenti alle diverse fasce d'età.

Dopo alcuni mesi è stato analizzato il tessuto cardiaco, concentrandosi in particolare sulla metilazione del DNA.La metilazione è una modificazione epigenetica: non cambia la sequenza del DNA, ma può influenzare il modo in cui determinati geni vengono regolati.

I cuori giovani inseriti in animali anziani mostravano caratteristiche associate a un invecchiamento più rapido. Al contrario, i cuori provenienti da animali anziani, quando trapiantati in animali giovani, mostravano caratteristiche associate a una minore età biologica epigenetica.

E nell'essere umano?

La parte forse più interessante dello studio riguarda proprio i trapianti di cuore effettuati nell'uomo.

I ricercatori hanno individuato 11 casi nei quali esisteva una significativa differenza di età tra donatore e ricevente e per i quali erano disponibili campioni di biopsia del cuore trapiantato. Anche in questi casi è stato osservato un cambiamento  di metilazione del DNA del cuore trapiantato, che sembravano avvicinarsi maggiormente all'età biologica del ricevente rispetto a quella del donatore. Inoltre, analizzando i dati clinici di centinaia di pazienti sottoposti a trapianto, alcuni parametri funzionali del cuore risultavano maggiormente associati all'età del ricevente che a quella del donatore.

Attenzione al significato della parola "ringiovanimento"

Quando si parla di ringiovanimento biologico, in questo studio non significa che tutti i meccanismi dell'invecchiamento siano tornati indietro.L'invecchiamento è un processo estremamente complesso che coinvolge numerosi fenomeni: alterazioni epigenetiche, danni al DNA, senescenza cellulare, disfunzione mitocondriale, alterazioni delle cellule staminali, infiammazione cronica e altri cambiamenti.

Lo studio ha analizzato soprattutto marcatori epigenetici dell'età, attraverso la metilazione del DNA, insieme ad altri dati molecolari e funzionali. Per questo sarebbe più corretto parlare di modificazione dell'età biologica epigenetica o molecolare piuttosto che affermare semplicemente che "il cuore è ringiovanito". È una differenza importante.

Che cosa potrebbe significare per la longevità?

Questa ricerca suggerisce una possibilità che l'età biologica di un tessuto potrebbe essere più dinamica di quanto pensiamo. Le cellule non vivono isolate. Sono continuamente esposte a segnali provenienti dal sangue, dagli altri organi, dal metabolismo, dal sistema immunitario e dall'ambiente nel quale si trovano. Il risultato osservato nei cuori trapiantati sembra quindi rafforzare l'idea che l'invecchiamento non sia determinato esclusivamente dall'età cronologica.

Ma siamo ancora lontani dal poter parlare di una vera terapia anti-invecchiamento. Lo studio deve essere replicato su un numero maggiore di pazienti e in diversi centri di trapianto. Inoltre, essendo ancora un preprint, i risultati devono essere valutati attraverso il processo di revisione scientifica.

Cosa possiamo imparare, allora?

Forse la lezione più interessante non è che "i cuori vecchi ringiovaniscono".

Ma l'età biologica potrebbe essere un fenomeno dinamico e influenzabile dall'ambiente nel quale vivono le nostre cellule. Questo è uno dei motivi per cui oggi la ricerca sull'invecchiamento non guarda soltanto agli anni trascorsi dalla nascita, ma anche a ciò che accade realmente all'interno dei nostri tessuti. Epigenetica, metabolismo, infiammazione, funzione mitocondriale e comunicazione tra organi sono tutti elementi che contribuiscono a determinare lo stato biologico dell'organismo.

Ed è proprio in questa prospettiva che, nel mio lavoro di dietologo a Taranto, considero importante parlare di prevenzione metabolica e di stile di vita non soltanto in relazione al peso corporeo, ma anche alla salute e all'invecchiamento dell'organismo. Naturalmente, questo studio non dimostra che una determinata dieta possa "ringiovanire" il cuore. Dimostra però quanto sia interessante e complesso il rapporto tra ambiente biologico e invecchiamento. La ricerca sulla longevità sta iniziando a mostrarci che l'età scritta sulla carta d'identità e l'età biologica delle nostre cellule non sono necessariamente la stessa cosa. Ed è proprio da questa differenza che potrebbe nascere una parte importante della futura ricerca sull'invecchiamento sano.


Fonte:

Nature -



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